Top 10 Thriller – SKY on Demand

#10/b. FALCHI
Vedi Don Pietro Savastano e poi muori. Fortunato Cellino si divide con Michele Riondino il proscenio di questo thriller fra i vicoli di Napoli. Il protagonista di Gomorra ha trovato la sua nicchia e i suoi fedeli ammiratori. E, anche grazie a Gomorra, il cinema italiano ha finalmente spalancato la porta del cinema di genere, ha piazzato la cinepresa nei bassifondi, si è messo in ascolto delle tensioni più brutali e nervose come nel miglior poliziesco nostrano degli anni ’70.  Una chicca: le musiche sono di Nino D’Angelo (che è anche il padre del regista, Tony).

 

#10/a. COLLATERAL
Michael Mann è un gigante del cinema e in una gara di thriller da strada difficilmente arriva secondo. Qui Tom Cruise ha i capelli grigi ed è un killer che offre 700 dollari a un tassista affinché lo accompagni nel cuore nero della notte losangelina per uccidere cinque persone. Tutte nella stessa notte. Trai due finisce per stabilirsi anche una certa alchimia, come fra Freeman e Jessica Tandy in “A spasso con Daisy”, ma lì ammazzaresti giusto la vecchietta scorbutica. La sequenza della sparatoria in discoteca è, come si dice, da antologia. Ma stavolta non è una frase fatta.

 

#9. BACKTRACK
Adrien Brody è uno psicanalista che ha deciso di portarsi il lavoro a casa. Il senso di colpa degli altri non gli bastava quindi ci mette anche un po’ del suo, perché una tragedia lo ha segnato. Bene. Ma il lavoro continua, con tutti i matti e gli ossessionati che ci sono in giro, uno psicanalista non può stare a casa a guardarsi l’ombelico. Peccato che i suoi nuovi pazienti sembrano essere degli spettri. I fantasmi della mente danzano quindi a braccetto con quelli veri e il malcapitato strizzacervelli scaverà, scoprirà, si angoscerà. Su loro e su se stesso. Fino alla conclusione della seduta.

 

#8. IL TRADITORE TIPO
Si parte da un romanzo di John Le Carré e ci si culla nei rimandi ad Alfred Hitchcock. Uno scrittore e una musa che sono una garanzia, a cui aggiungere il protagonista Ewan McGregor. È lui l’everyman che sa troppo, chiamato, insieme alla moglie, a comporre un puzzle troppo complicato in cui le tessere sono documenti top secret, mafiosi russi, soldi sporchi, depistaggi. Roba da servizi segreti, da spie vere, da governi con le mani in pasta. Roba quindi che non puoi svolgere chiuso in cameretta con l’atlante e infatti il film è un lungo itinerario in giro per il mondo a partire da Marrakesh.

 

 #7. THE BOY
Sky lo cataloga come thriller ma alcune scene sono più efficaci del più potente dei lassativi. Il the boy del titolo è un bambolotto di porcellana che una babysitter è incaricata di accudire in assenza dei due coniugi altolocati e ovviamente fuori di testa. E ci sono delle regole rigidissime a cui attenersi. La babysitter ci ride sopra ma il pupazzo le farà cambiare atteggiamento in una casa con troppi angoli in penombra. Il regista, l’abile William Brent Brell, che aveva già trattato di diavoli e licantropi, aggiunge perciò un altro archetipo infernale alla sua filmografia di purganti. Se il terrore non vi coglierà, allora avrà ragione Sky a dire che è un thriller.

 

 #6. I SEGRETI DEL SETTIMO PIANO (sulla scia del segreto dei suoi occhi)
Il titolo richiama “Il segreto dei suoi occhi”, uno dei migliori thriller degli ultimi cento anni, anch’esso con protagonista Ricardo Darin. Lo spartito è kafkiano, o polanskiano per rimanere nei confini di celluloide. Due bambini spariscono all’interno di un palazzo. Poche sono le ore a disposizione per ritrovarli che costringono i genitori divorziati a deporre le armi. La trama sa di già visto ma c’è un colpo di scena che la fa decollare e gli spazi ristretti contribuiscono ad alimentare l’ansia.

 

 #5. MONOLITH
 È prodotto da Sky Cinema, che ci ha messo tanto ardore nel promuoverlo. Il punto di partenza è una graphic novel che di questi tempi fa molto fico. Ma soprattutto ci troviamo davanti a un binomio che rappresenta la grammatica della pubblicità: un suv stiloso e avveniristico con accanto una donna bellissima, fisicata, in canottiera aderente e jeans attillati. Che poi i jeans e la canottiera si sporcano con la polvere del deserto quando lei investe un cervo e suo figlio rimane nell’abitacolo a prova di proiettile. C’è da liberarlo sfidando il più testardo dei nemici: la tecnologia intelligente che è solitamente sorda al pianto, agli strilli e al tentativo di dialogo.

 

#4. L’ABBAZIA DEI MISTERI
Non esistono conventi, al cinema s’intende, dove non si praticano torbide e lussuriose deviazioni dal percorso della fede. C’è almeno una suora avvenente (qui è Susie Abromeit, ma non è l’unica), la madre superiora è più perfida del Male contro cui tutti i fedeli della Terra pregano ogni giorno. I segreti nascosti dietro i crocifissi farebbero arrossire qualsiasi adolescente in preda a rocambolesche pulsioni ormonali. Se vi piace questo tipo di morbosità, con annessi omicidi e verità indicibili, questo è un thriller che calza a pennello. Ma non aspettatevi “Il nome della rosa”.

 

#3. LA CURA DAL BENESSERE
Così come per i conventi, anche le cliniche, nel cinema, ti fanno rivalutare il sistema sanitario nazionale. Il film di Verbinski è un luna park di generi, cliché e soprattutto citazioni doc. Ce ne sono a iosa, da “Carrie” a “Shining”, da “Il Maratoneta” a “Shutter Island” di cui il film rappresenta una specie di versione in carta carbone. L’impressione si rafforza anche a causa dell’implume protagonista Dane DeHaan che sembra uno che ha deciso di travestirsi da Leonardo DiCaprio. La trama avanza e si infittisce di dettagli, gli infermieri sono culturisti della Gestapo, c’è la solita ragazzina introversa e un po’ rimbambita, i dottori sono diabolici, abbiamo un passato maledetto che incombe, folli esperimenti, paranoie. E tanta acqua. Che, si capisce da subito, è la chiave di tutto. Purtroppo qualche infiltrazione ha bagnato anche la sceneggiatura, ma il film merita una visione perché la regia è davvero notevole.

 

#2. PAY THE GHOST
 Nicolas Cage è una scheggia impazzita, la sua filmografia lo ha scaraventato in ogni tipo di genere e sottogenere. Ormai il gusto risiede nel vedere che diavolo di copione ha accettato di girare, specie per chi se lo ricorda in “Arizona Junior” o “Via da Las Vegas”. E soprattutto in che stato si trovano la sua faccia e il suo taglio di capelli. Un mercenario del cinema che svaria dal trash più spinto ad acuti drammatici impensabili. Qui lo vediamo alle prese con un fantasma che rapisce i bambini e con un varco per ficcare il naso nel mondo degli spiriti.

 

#1. SNOWDEN
Ancora oggi, dopo tanti anni di militanza, Oliver Stone è il nome che qualsiasi produttore sceglierebbe per confezionare un thriller che mescola indignazione, rabbia, inclinazione alla paranoia. Tutto in versione torrenziale (rigorosamente oltre le 2 ore). L’ultimo fantasma da scacciare per Stone è il subdolo controllo della privacy da parte del governo americano a partire dalle confessioni del consulente informatico Edward Snowden. Del resto, a modo suo, anche Stone è un hacker che ama penetrare nelle maglie iperprotette del potere. E trova sempre facilmente la password.