13 Reasons Why guardare “13 Reasons Why”

Su Netflix, tutte le puntate del teen-drama americano che parla di sesso, bullismo e suicidio nel mondo delle high school.

Sfilano gli attori che interpretano i 4 principali protagonisti di “13 Reasons Why” nel prologo della seconda stagione. Fuori dal recinto della fiction in un breve cappello introduttivo.
#1
C’è persino Justin Prentice, che interpreta Bryce, lo stupratore, lo spregevole orco che ha dato la spinta fatale ad Hannah Baker (Katherine Langford), la ragazza suicida, il pianeta principale nel firmamento di “13”, che in una manciata di audiocassette, nella prima stagione, ha registrato i motivi del suo gesto estremo spalancando l’abisso del disagio di cui i tremebondi turbamenti adolescenziali sono solamente la superficie del mare che piace tanto agli adulti: agitata ma non minacciosa, schiumosa ma non preoccupante, una pratica da sbrigare con paternalistica accondiscendenza.
#2
Sfilano come risposta alle polemiche che hanno accompagnato la serie targata Netflix, accusata di trattare con eccessiva brutalità il tema del bullismo e del suicidio nell’adolescenza.
#3
Per fare tutti contenti, come nelle favole, i produttori hanno affidato alle star il compito di precisare, davanti alla macchina da presa e ‘in borghese’, che si tratta di un’opera di finzione con un corredo di suggerimenti per chiunque degli spettatori in età pre e post puberale si sentisse schiacciato dagli stessi problemi della Hannah del telefilm.
#4
Parlatene con gli amici, parlatene a casa, e se non avete nessuno cliccate su 13reasonwhy.info, una specie di telefono azzurro o rosa.
#5
Ci si potrebbe domandare se questa sfilata non sia in realtà una autogiustificazione da dare in pasto agli analfabeti funzionali che, evidentemente, non sanno distinguere la realtà dalla finzione. Un autogol, in effetti, perché qualsiasi forma d’arte dovrebbe bastare a se stessa, ma anche – inutile negarlo – una trovata pubblicitaria che carica di aspettative morbose le avventure dei ragazzi della Liberty High School.
Bene. Cioè male, ma ce la facciamo andare bene.
#6
Come storciamo un po’ il naso di fronte alla scelta degli autori di attribuire al personaggio di Hannah il ruolo del fantasma custode di Clay, il ragazzo innamorato teneramente della deliziosa fanciulla problematica e solitaria. Lo sguardo di Clay sulla serie è a tutti gli effetti lo sguardo principale che filtra e ricompatta, con la sua moralità cristallina da bravo ragazzo, le caotiche e perverse vicissitudini degli studenti suddivisi rigorosamente in bulli, zoccole vere o presunte, sfigati, timidi ma soprattutto millantatori.

#7
Un filtro che renderebbe superfluo il prologo di cui sopra. Ma evidentemente gli adulti di riferimento nell’audience devono essere piuttosto bacchettoni o peggio ancora assomigliare molto agli adulti della serie: una galleria di genitori imbambolati totalmente all’oscuro delle pulsioni e dei problemi dei propri figli; persone di mezza età capaci solo di sbucare ogni tanto nella cameretta della prole chiedendo loro se hanno bisogno di parlare.
E qui c’è uno scarto importante che segna il fenomeno “13”: il fallimento di una generazione, quella degli adulti, talmente rincitrullita da sembrare ignara dell’adolescenza come luogo di sofferenza, di imprinting continuamente a rischio di contaminazione.
#8
Gli adulti di “13”
non sembrano nemmeno aver avuto, essi stessi, un’adolescenza, ne hanno dimenticato le misure e le regole come se fossero alieni atterrati da un’altra galassia.
Lo scarto è interessante ma troppo accentuato: certi non conoscono nemmeno il punk, tanto per fare un esempio, sembrano loro i figli e questi ultimi sono invece talmente strutturati, profondi e scafati da sprizzare maturità.
#9
Qui, a dirla tutta, la sospensione dell’incredulità vacilla, perché un genitore può essere disinteressato, inadeguato, inesperto per carità, ma qui ci troviamo in presenza di rimbambiti che non sembrano nemmeno appartenere a una generazione che, a occhio e croce, ha avuto brufoli e polluzioni notturne negli anni Settanta e Ottanta.
Ma ce lo facciamo andare bene. Perché, in fondo a noi interessano loro: Clay, Hannah, Bryce, Jessica, Justin, Zach etc. Che vengono chiamati alla sbarra per raccontare di nuovo, in un proliferare di punti di vista che trasformano la serie in una telenovela labirintica, la storia di Hannah.
#10
L’espediente narrativo della seconda stagione è infatti il dramma processuale che permette, testimone dopo testimone, di riempire la gran parte dei vuoti di scena e le ellissi temporali della prima stagione. Quei fuoricampo durante i quali il genitore pensa la figlia stia dormendo abbracciata al peluche e invece lei è scappata dalla finestra e si sta smutandando davanti al più bello della scuola. Oppure, per amore di par conditio e politicamente corretto, che il figlio diciassettenne scavezzacollo ma casto come un anacoreta stia giocando alla play con l’amico nerd e invece si sta smutandando anche lui, riprendendo scene turpi col telefonino mentre fuma il crack.
#11
Tante cose date per scontate nella prima stagione vengono ribaltate. Cambia il feticcio vintage: dopo le audiocassette arrivano le polaroid, che sono le tracce di una caccia al tesoro, dove quest’ultimo è la verità: su Hannah, ovviamente, che impareremo a conoscere meglio, e da una prospettiva meno ciabattona di quella di Clay il quale, ce lo auguriamo per lui, si abituerà all’idea che il mondo della scuola non è un negozio della Disney ma un’incontrollabile valanga di merda in cui i ragazzi indossano i guantoni contro la solitudine e su quel ring i colpi bassi sono la regola e non l’eccezione alla stessa.
#12
Polaroid, dunque, testimonianze, retroscena piccanti, personalità ambigue, i famosi segreti inconfessabili di prammatica che girano intorno a due messaggi chiari e limpidi come il cielo della California in cui la serie è ambientata: Hannah non è stata l’unica ad essere stuprata (la seconda stagione è incentrata su quale strategia attuare per abbattere lo squalo del sesso Bryce che è ovviamente un figlio di papà, rampollo protetto e fuoriclasse della squadra di baseball) ma soprattutto che essere a conoscenza di una porzione della storia non ti garantisce di abbracciarla tutta.
#13
La seconda stagione fornisce risposte ma rilancia altrettante domande
 ed è questa la carta vincente, in fondo: disseminare la ricerca della verità di indizi sconcertanti ma approssimativi, aggiungere di volta in volta una tessera diversa a un puzzle sconfinato senza avere la certezza che alla fine qualcosa apparirà. Perché ciò che attrae sono i ragazzi, fantastici portatori di anime problematiche, ognuno dei quali è un pianeta a sé, alla perpetua ricerca di una propria consapevolezza, di un’orbita in cui finalmente girare senza farsi troppo male all’interno di un universo più insidioso di una giungla.